Riflessioni in riva al mare

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In primo piano gente in spiaggia, sullo sfondo il mare e due barche a vela

L’altro giorno l’immagine in Instagram, sul profilo di @mangiaviviviaggia, di un elefante che si tiene la coda per non sentirsi solo all’interno del suo branco, mi ha fatto pensare a quanto dolore provochiamo con le nostre azioni.
Il povero elefante è dolorosamente solo perchè è stato separato dai suoi simili, per essere tenuto in cattività e utilizzato per i turisti. Sicuramente il pensiero che l’elefante in quella condizione sia profondamente triste non è stato preso in considerazione; immagino che sia una pratica che va avanti da anni e che questa consapevolezza stia sorgendo solo ora.
Elefante che si tiene la coda con la proboscide
Ultimamente rifletto molto anche sull’abitudine di mangiare carne: la caccia come modo di procacciarsi il cibo credo che rispetti un equilibrio naturale quando è ad armi pari, o quasi.
Oggigiorno alcune immagini raccapriccianti sulla macellazione degli animali mi stanno facendo prendere coscienza di quanto dolore ci sia in questa pratica e sta assumendo un peso rilevante nelle mie scelte alimentari.

Mi sto interrogando su quante cose facciamo senza curarci del dolore che infliggiamo.
Alcune nostre azioni provocano dolore direttamente, con la forza, la violenza, e riusciamo persino a giustificarle. Ma non voglio parlare di questo.

Sto notando tutte le volte che facciamo soffrire gli altri con le parole, con gli atteggiamenti, con le nostre azioni, più o meno inconsapevolmente: una cattiveria detta alla persona che diciamo di amare, una battuta a un amico che colpisce un suo punto debole, il non riuscir lasciare andare chi non ci ama più, o il figlio che deve imparare a volare da solo.
Infliggiamo piccole e grandi sofferenze continuamente, e prevalentemente a chi sosteniamo di voler più bene.

Sdraiati sul telo in spiaggia, davanti ad un mare meraviglioso, con i soliti amici di sempre, anno dopo anno, ci raccontiamo come abbiamo trascorso i passati undici mesi in città, i successi e le difficoltà che si sono succeduti ma, inevitabilmente, i discorsi tendono ad incentrarsi sulle delusioni sentimentali causate da compagni, mariti, mogli, ex coniugi, amici.

Ci sono delle teorie psicologiche che spiegano come la sofferenza ci arrivi per una ragione; credo nella loro veridicità.

Affrontare il dolore, cercarne le cause e andare oltre, ci dà la possibilità di migliorarci, di affrontare i nostri limiti e di diventare persone migliori.
Lo sappiamo, certo. Eppure ogni volta mi chiedo se un’altra via non fosse possibile, magari meno irta e dolorosa. Un’amica, molto saggia, mi ha detto che sì, avrebbe potuto esserci ma noi non saremmo quello che siamo.

Grazie quindi a tutti gli stronzi e le stronze che ci hanno fatto del male, inconsapevolmente o volontariamente, ci avete fatto diventare le persone meravigliose che siamo oggi!!!

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