Pioggia a Milano

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attraverso le grate antintrusione si vede in primo piano un balconcino con un tavolino e due sgabelli sotto la pioggia e sullo sfondo i tetti di Milanoo

Questa mattina l’aspettavo, la pioggia.
Un profilo molto bello in Facebook fa le previsioni Meteo, e sono sempre precise.

Io amo il sole e il cielo azzurro. Tollero solo le nuvole che accompagnano i venti.
Soffro tutti gli altri colori del cielo, e mi incupisco quando ha quel colore lattiginoso tra il bianco ed il grigio.
A Milano può durare in eterno. Ore, giorni, settimane, stagioni.

Viviamo in una pianura dove crescono felici il riso e le zanzare. Gongolanti in quell’umidità che a noi umani ci si attacca addosso, che è un mistero che non ci cresca il muschio invece dei capelli.
Da noi si può scegliere tra la nebbia ed il colore del cielo dello stesso grigio, solo una tonalità più chiara.

Io sarò anche metereopatica ma in cinquant’anni non sono riuscita a farmelo piacere. Mai.

Nemmeno quando dovevo rimanere chiusa in casa. Nemmeno alla vigilia di un esame, per cui è meglio non avere la tentazione di uscire. E nemmeno quando #iorestoacasa è diventato una questione di sopravvivenza.

Questa mattina quindi, armata di tutto il coraggio possibile, dopo una meditazione sulla speranza, ho aperto le finestre del mio balcone.

L’immagine è quella sotto il titolo. Ecco, insisto, io sarò metereopatica, ma a Milano, dietro alle inferriate per proteggersi dalle intrusioni dei ladri, in una giornata uggiosa di pioggia di Primavera, faccio molta fatica a non sognare di essere altrove.

Ad occhi chiusi rivedo i cieli delle località di mare, ove un tono di celeste si confonde con l’altro, o quando, in montagna, il turchese ti abbaglia in contrasto con la neve.
Per ogni sfumatura di blu ho un ricordo, un sogno in un cassetto, il progetto di un viaggio che mi attende.

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