Natale 2020

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Il Duomo di Milano con l’albero di Natale

All’inizio del mese di dicembre sono partita dalla Corsica per rientrare a Milano.
Ero stata lontana dalla mia città natale molto tempo, sicuramente più di quanto mi fossi immaginata quando sono partita a settembre.
Il secondo lockdown, in Francia prima e in Italia dopo, e le difficoltà per viaggiare hanno continuato a posticipare la data del mio rientro. Sinceramente anche il fatto che il lockdown al mare fosse così meno difficile che in appartamento a Milano, ha avuto il suo peso nel restare a Propriano più a lungo del previsto.

Il mio desiderio sarebbe sempre quello di trovare il tempo per stare con tute le persone che amo, ma non è affatto facile.
Quando sono da una parte mi manca tutto ciò che c’è dall’altra, e viceversa.
I miei figli sono grandi, mi ripeto continuamente quando io non sono a Milano, e non hanno più bisogno di me. Il mio compagno ha un lavoro che lo occupa moltissimo, e il tempo gli volerà, intanto che sarò lontana.
Non è vero. Nessuna di queste due ultime affermazioni corrispondono alla realtà.
Io manco a loro, quando non siamo insieme, e loro mancano a me, quando sono dall’altra parte.

Quest’anno è stato lungo, difficile e ci ha colti alla sprovvista con niente di meno che una pandemia. Ne siamo usciti, anzi siamo ancora dentro, molto più fragili.
Le poche certezze della Vita ci sono state tolte in questi mesi, e siamo stati spiazzati da un incubo che ha coinvolto non solo noi.

Quindi quando sono arrivata a Milano, pregustando gioia e serenità solo per il fatto di essere di nuovo con i miei figli, mi sono scontrata con la realtà.
Ognuno di noi aveva delle aspettative, e non ce le siamo comunicate, così le abbiamo disattese tutte, ognuno nei confronti degli altri.
Inoltre durante la lontananza ci siamo fatti nuove abitudini, siamo cambiati, perchè la vita ci fa cambiare impercettibilmente ogni giorno e se nella quotidianità ci si aggiusta in continuazione, nella distanza ci siamo costruiti delle nuove identità, più autonome ed indipendenti.
Ci siamo quindi ritrovati nella casa di sempre, ma noi non eravamo più quelli di sempre.
I miei “bambini” sono cresciuti molto senza di me ed io ho trovato degli adulti che non mi aspettavo.
Inevitabili gli scontri, le discussioni, i confronti non sempre pacati.

Sotto Natale.
Il Natale è come un’enorme lente di ingrandimento che ingigantisce le difficoltà di tutti i giorni, bisogna portare a compimento tutti i progetti, entro Natale, bisogna vedere amici vicini e lontani, prima di Natale, bisogna comprare regali a chi ami e a chi sai che ti farà il regalo, fare una spesa pantagruelica, lucidare la casa fino a farla brillare, decorarla, infiocchettarla perchè sia pronta ad accogliere visite gradite o inaspettate.
Praticamente una polveriera per i nervi.

Quest’anno lo stress si è amplificato perchè Federico stava preparando la laurea: la sua ansia con le difficoltà di una discussione di una tesi in pandemia ed il fatto che ci siamo ritrovati in una casa che non aveva gli spazi per la gestione di vite diverse in pochi metri quadrati hanno fatto esplodere i conflitti e fatto venire a galla anche lontani dissapori.
I miei figli, mio figlio ha in testa la corona di allora dei laureatiFede si è laureato, Caterina ha finito la sua sessione di esami, il Natale è passato.
In mezzo sappiamo solo noi cosa abbiamo passato, per ritrovarci, per comprenderci, per ricordarci che siamo una famiglia e ci amiamo.
La Vita mi ha dato un’altra occasione per ricordarmi che niente va come ce lo immaginiamo e che le cose bisogna sempre sudarsele; ma per fortuna quando c’è l’Amore le possibilità che tutto finisca bene ci sono!

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