L’ultima settimana di Aprile in porto

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il porto con il cielo pieno di nuvole e piccoli squarci blu

un sole pallido e tremolante dopo la pioggia, in portoQuesta settimana,

a causa di alcuni impegni e di previsioni meteo sfavorevoli per veleggiare,

abbiamo deciso di rimanere in porto:

ha piovuto molto spesso,

e se tra un piovasco e l’altro abbiamo comunque potuto ammirare cieli spettacolari,

ciò ci ha permesso molto poco di uscire dal calduccio di Olga.

La vita in questo porticciolo è molto influenzata dalle stagioni.
Durante l’inverno siamo i soli a vivere in barca.

IN PORTO COME SI STA IN BARCA?

il porto visto dall'oblò quando fuori piove

Durante le belle giornate ci sono pochi turisti che vengono a farsi un giro fino al porto, che è situato in fondo al paese. I rari che arrivano sino al nostro pontile in genere ci pongono la stessa domanda “Mais ça bouge?” che potrei tradurre con la stessa domanda che mi viene fatta dagli italiani quando dico che abito su una barca “ma non si balla?”

Credo sia difficile dare una risposta oggettiva.
Innanzi tutto bisogna dire che il porto è il luogo dove ci si rifugia se c’è troppo vento e troppo mare, ovvero onde troppo alte. E’ ovvio che il troppo dipende dalle capacità marinare di chi conduce l’imbarcazione, per cui con le stesse condizioni meteo c’è chi esce per mare e chi decide di restare in banchina.
I porti sono costruiti in baie dove già la natura morfologica della costa e del fondo marino rendono più sicuro un ormeggio; inoltre ci sono delle opere dell’uomo che rafforzano queste naturali barriere ai marosi. Dunque in porto arrivano pochissimo le onde, e comunque estremamente smorzate, e il vento che soffia tra le barche non è pericoloso se sono state ben ormeggiate, ben assicurate con le cime. Quando siamo nel nostro porticciolo, pertanto, si balla generalmente poco.
Di giorno io non percepisco nemmeno il beccheggio, mentre quando mi sdraio in cuccetta, e chiudo gli occhi mi sento dolcemente cullata. Sarà che quando ero neonata si riusciva a calmarmi solo ninnandomi, e direi che questa abitudine mi sia rimasta a lungo, direi fino almeno ai due anni, perchè tra le mie prime parole c’è “dum-dum”, che era la mia richiesta di essere fatta dondolare nel mio lettino.
Devo confidare che alle volte mi sento chiudere gli occhi anche in navigazione, quando andiamo a vela con poco vento, e non c’è nessun rumore tranne le onde create dal nostro passaggio che, leggere, mi fanno appisolare.
Ciò che disturba il mio sonno per la maggior parte delle volte in porto è invece il rumore; in assenza di vento il silenzio regna assoluto, rotto semmai da qualche schiamazzo; ma quando soffia il vento la pace è bandita: le cime di ormeggio si lamentano, le imbarcazioni scricchiolano, le parti mobili sulle barche sussurrano, stridono, sventolando stridono continuamente.
Uno dei rumori più fastidiosi sono le sartie che sbattono: sono molto lunghe, perchè arrivano fino in cima all’albero, e sbattendo col vento producono un rumore sibilante ininterrotto. Noi blocchiamo tutte le sere le nostre con le cinghie dei portapacchi e ci arrabbiamo moltissimo quando ci troviamo accanto qualcuno che non ha la stessa accortezza e ci fa passare la notte in bianco: infatti a me danno fastidio tutti i rumori, al Capitano solo questo.

il Capitano ed io a fine aprile 2021

PRIMAVERA IN PORTO

Quando arriva la primavera il porto inizia lentamente a popolarsi. I possessori delle imbarcazioni, pressoché dimenticate con il brutto tempo, arrivano a constatarne le condizioni, per prepararle per le uscite estive.
Perdonatemi qui la leggera vena polemica: purtroppo ci sono state condizioni meteo impegnative durante l’inverno, che avrebbero richiesto la presenza di costoro per assicurare meglio le loro barche, poiché in questo porto non c’è un servizio di assistenza e sorveglianza.
Molto più spesso di quanto chiunque di noi vorrebbe vedere, le barche, con le pessime condizioni di mare e vento, lasciano gli ormeggi facendo talvolta solo grossi danni, altre volte allontanandosi proprio per essere ritrovate spiaggiate come delle orche in fin di vita.

Strettamente collegata alla questione degli ormeggi fatti male, c’è quella delle trappe, ovvero le cime legate sul fondo, sotto le imbarcazioni, ove ci si ancora per non essere in balia degli eventi atmosferici. Qui da noi c’è una vera e propria lotta per accaparrarsi le trappe: sinonimo di sicurezza sono agognate da tutti in numero abbondante.

Durante l’inverno molte barche sono tirate in secco, o portate in porti più grandi o con assistenza ed ora arrivano per la bella stagione, e ovviamente necessitano di almeno una trappa a testa, ma chi le ha non ha assolutamente voglia di cederle e si mercanteggia.
Chi chiede, chi offre, chi si fa impietosire, chi non cede, chi fa il prepotente, chi pietisce. Ognuno con la sua storia da raccontare, magari con una nuova barca da mostrare, qualcuno che fa vedere le innovazioni tecnologiche, chi ha fatto modifiche agli interni, chi ha trovato il prodotto magico per lucidare il teak, e tanti altri ancora.

A noi chiedono dove siamo stati, com’è stato il tempo, e chiedono consigli per ogni cosa. Il Capitano ha la sua reputazione di uomo di mare burbero ma gentile, e dá retta praticamente a tutti. Io dopo un po’ tendo ad eclissarmi, complice il fatto che sono una donna e la mia competenza non è riconosciuta.

il Capitano sistema gli agganci della scialuppa di salvataggio

Questa settimana ci ha visti fare ancora qualche lavoretto su Olga.

la luna piena sul porto

Ed è stata la settimana della “luna rosa”:

dal nostro tambuccio l’abbiamo ammirata

e abbiamo scoperto che di rosa ha solo il nome,

ma rimane affascinante comunque.

 

scorcio della spiaggia di Cupabia prima della pioggia, al tramonto

Appena il cielo si è aperto ne abbiamo approfittato per fare i nostri soliti giri sulle spiagge circostanti, arrivando a piedi o con l’auto, passeggiando sulla sabbia o arrampicandoci sugli scogli per raggiungere anche le baiette meno accessibili.

gli scogli che delimitano due delle spiagge di Cupabia

Le grandi spiagge, come quella di Cupabia, sono irriconoscibili: senza turisti, silenziose, abbondanti di fiori, ancora coperte dalle alghe che durante la brutta stagione proteggono la sabbia bianca e fine.

la spiaggia bianca di Cupabia con le alghe

Si incrociano poche persone, ci si interroga su quando riapriranno bar e ristoranti, su come sarà la stagione estiva, se i turisti torneranno e per quanti mesi.

 

Abbiamo avuto anche dei vicini meravigliosi,una medusa rosa fucsia in porto sullo sfondo del mare verde smeraldo

ma forse meno innocui di quello che la loro bellezza pare indicare.

 

il centro vaccinale di PorticcioIntanto la campagna vaccinale prosegue,

si stanno già vaccinando le fasce di età più giovani,

anche se la Corsica può vantare una situazione migliore di tanti altri luoghi,

e lo deve proprio al suo essere un’isola,

distante e non facilmente raggiungibile.

E’ stato annunciato che il tanto sofferto coprifuoco verrà lentamente posticipato, accordandosi alla lunghezza delle giornate: il Capitano ed io per il momento, in attesa che riaprano i bar, e ci si possa incontrare con gli amici, ci godiamo la nostra birretta sul ponte, facendoci riscaldare da questo sole appena tiepido, che quest’anno tarda a farsi sentire.

i nostri due bicchieri di birra sul tavolino in coperta

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