Le mie riflessioni sul libro “Sabbia nera” di Cristina Cassar Scalia

0
La copertina del libro “Sabbia nera” di Cristina Cassar Scalia

Questo libro è un poliziesco, per cui non svelerò nulla; e magari riuscirete a capire come me chi è l’assassino, un po’ prima che ce lo sveli l’autrice stessa.
No, non è il maggiordomo. Nemmeno questa volta.

La storia si dipana tra le vie di Catania, sulla quale una sinistra sabbia nera continua a cadere. La sabbia nera altro non è che la cenere che l’Etna erutta e che riveste tutto, case, persone, automobili, con una patina che dà al romanzo i colori del bianco e nero, nuances del passato; perchè quello che è narrato è un cold case, un omicidio commesso negli anni Cinquanta ma che, necessariamente, ne porta le conseguenze ai giorni nostri.

La vera protagonista è il vicequestore Giovanna Guarrasi, familiarmente chiamata Vanina, che a tratti mi ha ricordato il compianto Montalbano: il pranzo consumato sempre nella stessa trattoria, ma in fondo non è così per tutti quelli che lavorano in un ufficio?, il dialetto siciliano che si intromette nella lingua italiana, una professione che fa fatica ad armonizzarsi con la vita privata.

Ma torniamo alla vicenda. In una villa che ha avuto tempi migliori viene ritrovato casualmente il corpo mummificato di una donna.

Chi è? Da quanti anni è lì dietro? Cosa ci faceva una donna nascosta in un passavivande? Con una cassetta piena di banconote, poi? E’, per caso, e come, legata ad un altro omicidio commesso in questo palazzo sinistro e fatiscente?

Rinvangare il passato non è mai cosa semplice: molti hanno piccoli e grandi segreti mantenuti nel corso degli anni. Chi sa, è restio a parlare. O forse è coinvolto in prima persona?

Sempre per caso, a dare una mano al vicequestore viene il commissario in pensione Patanè che, ai suoi tempi, si era occupato dell’altro delitto e che mai fu convinto della colpevolezza di chi fu accusato, e condannato.

Tutti coloro che ruotano attorno alla storia sono personaggi ben caratterizzati, che prendono forme ed espressioni reali e ci sembra proprio di vederli, attraverso la cenere nera, mentre poco a poco portano alla luce verità pesanti.

Mentre si dirigevano verso l’auto, notò un uomo anziano che avanzava caracollante sul marciapiede sotto il peso di due sacchi di plastica color verde marcio, quelli tipici del mercato.
Lo vide fermarsi ad osservarli. […]
– Commissario Patanè?
Il commissario si voltò, le mani allacciate dietro la schiena. Fissò l’uomo, che aveva appoggiato i sacchi per terra e stava attraversando la strada per raggiungerlo.
– Commissario… lei è?
– Io sono sì. Ma, mi perdoni, ci conosciamo?
– Giosuè sono… si ricorda? M’ava parsu ca stava cercannu a mmia
Il commissario trinse gli occhi, impegnandosi in uno sforzo di memoria che non lo indusse da nessuna parte.
– A me’ casa stava tuppuliando, quel signore, – chiarì meglio, indicando Spanò
Vanina si avvicinò.
– Quel signore è l’ispettore capo Spanò, squadra mobile. Sono il vicequestore Giovanna Guarrasi, con chi ho il piacere di parlare?
– Giosuè Fiscella. Ma… pirchì, chi fici? – rispose quello, d’un tratto spaventato.
– Niente, non si preoccupi. Conosce una certa Alfonsina Fresta, che tempo fa abitava in quella casa?
– Me’ mugghieri. Ma… pirchì?
Patanè, che fino a quel momento era rimasto in silenzio, proruppe in un’esclamazione.
– Ma che sei, Giosuè “curri curri”?
– Visto ca s’arricordò!
– Un picciutteddu eri! Dottoressa Guarrasi, Giosuè era lo sbriga faccende della Casa Valentino.

Ho letto tutto di un fiato questo libro, lento ma trascinante come un vecchio film in bianco e nero, di cui il vicequestore è, tra l’altro, un’appassionata.

“Sabbia nera” è il primo di una trilogia: andiamo a scoprire anche gli altri due?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.