Le mie riflessioni sul libro “Niente di vero” di Veronica Raimo

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Copertina del libro “Niente di vero” di Veronica Raimo con il mio logo

Sono stata attratta da questo titolo, e ho scelto di leggere il libro quando ho capito che si tratta di un romanzo autobiografico, o meglio la storia di una figlia e della sua famiglia: una famiglia disfunzionale. Quantomeno una famiglia non caratterizzata dalla felicità, ma dalle nevrosi e peculiarità dei suoi componenti.

“Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece disgraziata a modo suo.” Tolstoj ha comunicato così il suo forse romanzo più famoso “Anna Karenina”.
E tutti ci riconosciamo, perché siamo stati da una o dall’altra parte.

La famiglia raccontata da Veronica che è Oca (per il papà), Verika (per la mamma), Vero, Scarafoni, Smilzi… non è né più infelice di altre, né più problematica di altre. È solo “a modo suo”.
E questo modo non è nemmeno univoco, perché ciascuno ha la propria visione, la propria verità, il proprio ricordo dei fatti. Fatti nemmeno loro necessariamente oggettivi, ovvero chi può veramente dire come si è svolto il passato e perché.

Mi sono rivista molto in questo racconto famigliare e di crescita individuale.
Forse perché a casa mia la Verità era continuamente manipolata, per interessi personali o per semplice desiderio e piacere di distorsione.
O forse semplicemente tutto è cominciato con una Menzogna, e per non smentirla mai si sono col tempo inventate storie parallele per mantenerla credibile.

Nella mia storia, ma anche in quella della protagonista.

Purtroppo non ho l’ironia dell’autrice, né la sua capacità di sorridere e fare ridere il lettore delle stranezze nella sua vita.
“C’è Francesca al telefono” farebbe perdere a chiunque la pazienza, lei la trasforma in un codice segreto con le amiche: invece è la frase che le viene sistematicamente detta, in ogni dove, ad ogni ora, e che vuol dire che c’è sua madre che sta telefonando, al numero fisso di qualcuno, per sincerarsi che la figlia stia bene.
“Siamo al paradosso” è la frase ricorrente di un padre che delle assurdità ne fa la normalità, facendola vivere a tutti a suo modo.
Veronica Raimo riesce ad essere al contempo cinica e dolce con sé stessa e gli altri, anche coloro che forse non meriterebbero la sua indulgenza.

E così salva un po’ tutti, soprattutto i lettori, che possono sentirsi meglio guardando alle proprie strambe infelicità.
E che alla fine ci hanno fatto diventare grandi, ognuno speciale a modo suo.

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