Le mie riflessioni sul libro “I doni della vita” di Irène Némirovsky

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La copertina del libro "I doni della vita" di Irène Némirovsky

Questo libro narra di una storia d’amore d’altri tempi, di un uomo e di una donna che si sono sposati contro il volere delle famiglie d’origine in un tempo in cui i matrimoni erano ancora combinati, soprattutto tra gli esponenti delle classi sociali più agiate.
I due ragazzi, che conosciamo ventenni all’inizio del libro, sfidano le usanze del tempo e della società, forti del loro amore, e per tutta la vita si scontreranno con le invidie e le inimicizie di chi non crede che un matrimonio basato sull’amore abbia più probabilità di riuscita di uno ben combinato.

La narrazione parte in un piccolo villaggio della Francia, passa per Parigi per poi tornare nella provincia; nell’arco di trent’anni Pierre e Agnès, i protagonisti, intrecceranno la loro storia personale con quella degli avvenimenti cruenti delle due guerre mondiali.

“…gli uomini del 1938 percepivano accanto a sé la presenza invisibile e continua della guerra. Li prendeva per mano e li guidava dove voleva lei, dava un retrogusto amaro a ciò che mangiavano, avvelenava i momenti di gioia….”

E’ una storia d’amore che supera ostacoli sociali e storici; che deve fare i conti con la paura della morte a causa della guerra, che vuole superare i pregiudizi e i pettegolezzi che agitano gli animi degli abitanti di tutti i piccoli paesi.

“Non avrà altri parenti” si vociferava malignamente: agli occhi degli abitanti di Saint-Elme la mancanza di una nutrita parentela era sospetta. “Lei dice di aver perso tutti i suoi cari”. Non era una scusa valida. Una famiglia della buona borghesia dev’essere numerosa e solida se vuole tenere in scacco la morte.

Nonostante tutto però la narrazione è leggera, a tratti frivola e divertente, con le descrizioni puntuali dei personaggi che diventano caricature di loro stessi.

Il lettore sorride di piccole chicche che narrano di un passato non così remoto eppure lontanissimo:

“La signora Burgères non era a letto: a Saint-Elme, mettersi a letto senza essere sul punto di morte era considerato strano, ridicolo e vagamente disdicevole.”

Forse non è un libro entusiasmante, non ci sono episodi eclatanti, colpi di scena o grandi passioni. E’ un libro sulla vicenda umana, su come l’essere umano sappia sopravvivere ai peggiori orrori e alle grandi e piccole difficoltà della vita.

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