La zattera di salvataggio: e se dovessi usarla?

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Una foto di Olga con la zattera in primo piano

In questi giorni in cui io sono rinchiusa in casa in zona rossa, a Milano, il Capitano sta preparando Olga.
Sta arrivando la Primavera ed è stato impossibile non cominciare a progettare una lunga uscita in barca. Ancora non sappiamo se la pandemia ce lo permetterà, dove si potrà navigare, rispettando le leggi italiane e francesi, ma nel frattempo noi ci stiamo preparando per prendere il mare in aprile, in una data ancora da precisarsi.
Due foto con la biancheria in coperta per essere portata a lavare

 

Prima che io partissi avevamo già cominciato a svuotare Olga, per lavare e pulire tutto.

Non l’abbiamo fatto l’anno scorso alla fine della stagione perchè Olga è andata direttamente in cantiere, in agosto, da un ormeggio in rada finito a scogli.

I giorni sono passati ed anche i mesi e quindi alla fine si fa ora.

Per quel che riguarda la sistemazione delle cose pensavamo ad un’organizzazione migliore di quella attuale perchè quest’inverno, seguendo la Vendée Globe, abbiamo realizzato che non siamo assolutamente preparati ad un eventuale abbandono della barca.
Mi spiego meglio.

A dicembre abbiamo seguito con apprensione il naufragio del navigatore francese Escoffier. Dopo che era stato recuperato, fortunatamente incolume, aveva raccontato cosa gli fosse successo.
Mentre stava dormendo, è stato svegliato da un forte rumore. La barca era stata spezzata in due da un’onda gigante al largo di Capo di Buona Speranza e mentre la prua ha iniziato ad inabissarsi, con un angolo di 90° con il resto della barca, lo scafo si è molto velocemente riempito d’acqua. Molto velocemente, quanto?, ci siamo chiesti. Un paio di minuti.
Cioè in due minuti la sua barca è stata invasa dal mare e poi è scomparsa, inghiottita dai flutti, da onde spostate da un vento di quasi 30 nodi. E lui prima stava dormendo.
Ecco, in quei due minuti Escoffier ha indossato il GST (tuta di sopravvivenza); ha visto che tutte le parti elettroniche stavano bruciando, che nulla era più utilizzabile, ha preso al volo il telefono, inviato il MayDay alla sua squadra e si è lanciato nella zattera di salvataggio. Senza riuscire a fare altro, senza afferrare la borsa di sopravvivenza, praticamente prendendo nient’altro che la sua vita. E si è gettato in una zattera, praticamente un canottino gonfiabile, in balia della burrasca, con onde alte come due piani di un edificio.

Il Capitano ed io non abbiamo intenzione di navigare in quei mari, e siamo estremamente prudenti a uscire con condizioni meteo impegnative. Ma il mare è sempre un mistero: non si sa veramente mai cosa possa succedere.
Dopo aver capito che non avevamo le idee chiare su come gestire una situazione d’emergenza, abbiamo guardato sul web dei filmati, alcuni molto esilaranti ad essere onesti, di come funziona in mare la zattera di salvataggio. Solo che i filmati sono delle simulazioni, senza vento e con il mare calmo.
In caso di abbandono della barca, innanzi tutto bisogna assicurare la zattera alla barca, con un nodo sicuro ma facilissimo da sciogliere, e poi bisogna strattonare una cimetta per farla aprire: in alcuni filmati ci sono voluti lunghissimi minuti e tantissimi tentativi per farcela.

E già Escoffier sarebbe stato spacciato.

Poi bisogna salire sulla zattera: immaginatevi di dover uscire dalla piscina aggrappandovi al bordo, con il bordo che si muove, moltissimo, e le onde che vi sommergono.
Inoltre prima di salire sulla zattera dovresti essere riuscito ad indossare, come minimo, i giubbotti di salvataggio (che noi avevamo in un gavone seppelliti da milioni di cose), e sarebbe meglio coprirsi che di notte in mare fa freddo.
E poi le zattere sono dotate solo di acqua e qualche razioni di viveri, un kit per pescare e uno di pronto soccorso.

Abbiamo quindi deciso di organizzarci meglio, ora che rimetteremo su Olga le cose tolte, dopo la pulizia. E anche di fare una lista di cosa prendere al volo, sicuramente un VHF portatile, un telefono, un piccolo pannello solare per ricaricarli.

Foto della zattera di Olga, legata a poppaLa zattera era già stata spostata, dal centro barca, alla poppa, perché metterla in mare con condizioni critiche è veramente arduo.

La zattera sotto al boma

Per San Valentino poi abbiamo deciso di regalarci dei giubbotti di salvataggio nuovi, che al momento abbiamo ancora quelli in dotazione alla barca, in pessime condizioni.

E stiamo studiando il resto, perché speriamo che tutto ciò sarà sempre inutile, ma ci fa stare tranquilli essere preparati, anche al peggio.

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