La settimana in cui arrivò Simbad

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Simbad sul divano dove fa la nanna, tra golf e coperte

Durante questa settimana i giorni sono trascorsi molto velocemente; ho moltissime cose da sbrigare qui a Milano e il tempo mi vola infingardo, così quando arriva sera stilo la lista (ancora? ebbene sì!) delle cose che mi restano da fare e sono talmente tante che mi sembra che non arriverò mai alla fine.

il Duomo di Milano da via Torino
Prima che si concluda la giornata, all’ora dell’aperitivo, il Capitano ed io prendiamo una birretta insieme, ma lontani, uniti dalla tecnologia amica.
Così ci raccontiamo cosa abbiamo fatto, come procedono le nostre vite, e gli avvenimenti più salienti.
L’altro giorno, prima del consueto appuntamento, mi scrive che ci sarà per me una sorpresa, “piccola, piccola”, specifica il messaggio di Whatsapp.
Quando ho visto Simbad via video

Ho imparato in questi ultimi anni a fidarmi molto del mio istinto, del famoso sesto senso che, anche in questo caso, non ha sbagliato affatto.

Mi immaginavo, chissà perchè, quale sarebbe stata la mia sorpresa.

Solo la storia che la accompagna è un po’ triste, per certi versi, e di speranza per altri.

La mia piccolissima sorpresa è Simbad, che è già un marinaio.

Il Capitano l’ha trovato nella spazzatura del porto, accanto ad una sorellina che, meno fortunata di lui, ora riposa eternamente in un angolo della Corsica meraviglioso, accanto al mare.

Un primo piano di Simbad appena trovato

Simbad è molto tenace e, a discapito dei suoi tre etti scarsi, ha tutta la tempra di uno che non molla.

Gli servirà, in navigazione.

Inutile dire che ce ne siamo perdutamente innamorati e, anche se si è fatto pregare per tenerlo, il Capitano ora se ne sta occupando meravigliosamente ed io non vedo l’ora di tenerlo fra le mie braccia.

 

 

Mentre il Capitano salva coraggiosi cuccioli io mi muovo nella mia città.
Io amo Milano, da sempre.
In questi giorno ne ho riscoperto alcuni angoli: per esempio in piazza Missori ci sono questi resti, che quasi non avevo mai notato, della basilica di San Giovannni in Conca.
I resti della Basilica di San Giovanni a Milano

Ho scoperto che sono anche visitabili e, poichè l’altro giorno non ne ho avuto il tempo, mi riprometto di andare a vederla al più presto

Mi sembra che si corra un po’ meno; c’è un po’ meno traffico caotico per le sue vie, forse proprio grazie allo smart working, che permette alla gente di non doversi accalcare negli uffici, e soprattutto sui mezzi pubblici; per le strade non c’è molta gente, nei negozi non ci sono le spaventose file alle casse che abbiamo più volte sopportato.

Ho trovato anche tanta gentilezza in giro: nei negozi e nei locali.
Forse stare chiusi in casa lontani dai nostri simili ci ha fatto rimpiangere così tanto i contatti umani che ora siamo tutti ben disposti nei confronti degli altri.
Forse dopo tanta ansia e disperazione, iniziamo a vedere la luce in fondo al tunnel e gli animi rasserenati possono rilassarsi nei rapporti umani.

Forse è soltanto che mi mancava così tanto poter parlare con la gente, che trovo che sia meraviglioso, comunque.
Anche il cielo della mia città mi sorprende, con dei toni di blu che non ricordo aver visto spesso sopra i nostri tetti.

Nuvole bianche e cielo azzurro sui tetti di Milano

Forse abbiamo imparato che la nostra vita è strettamente correlata a quella del nostro prossimo; che per salvare noi stessi, dobbiamo occuparci anche degli altri, che le connessioni umane sono importanti quanto l’aria che respiriamo. E forse in questa atmosfera si è ritrovato anche un amore nazionale un po’ diluito nei nostri spiriti: ho molto apprezzato i cespugli tricolore.

Cespuglio tricolore a Milano

Ho ancora un bel po’ di faccende da sbrigare.
Eppure non ne sento l’onere come in passato.
So che è temporaneo, il mio essere qui; che ci sono cose da fare, anche quelle che non amiamo, e riesco a prenderla con filosofia, quasi sempre.
Mi sono anche regalata un libro, per migliorare un pessimo aspetto del mio carattere; il libro si intitola “L’arte della pazienza”, perchè non si deve mai smettere di crescere e di imparare.

Simbad sul pagliolato di Olga

Così in questa settimana di corsa, in cui ho comunque trovato il tempo per vedere gli amici, per godermi la mia città, per passeggiare con il cane, mi rendo conto che riesco ad affrontare serenamente la lontananza dal Capitano e da Olga.

Ed ora ho un motivo in più per tornare in Corsica: il piccolo Simbad che, come tutti i cuccioli, crescerà troppo in fretta.

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