La settimana del trasloco da Propriano

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Fiori a Capo Lauroso: ginestre selvatiche gialle e papaveri a bordo mare

Questa settimana è stata molto faticosa! E’ stata  infatti LA SETTIMANA DEL TRASLOCO!

Il Capitano ed io abbiamo lasciato il nostro grazioso appartamentino a Propriano per trasferirci su Olga. 

Abbiamo trasferito parte delle nostre cose in barca e tutto il resto è stato momentaneamente caricato su un furgone; prevediamo di portarle nella casa che dovrebbe rimanere il nostro punto di riferimento sulla terra ferma qui in Corsica a giugno, ma vedremo.

Quindi dopo aver tutto impacchettato, pulito per bene la casa che avevamo in affitto, abbiamo lasciato Propriano. Si dice che ogni trasloco sia un lutto ed infatti io, che non vedevo l’ora di tornare ad abitare sul mare, ho sofferto moltissimo, ho somatizzato tanto da farmi venire mal di testa prima e mal di pancia poi: complimenti al mio equilibrio interiore!

L’ultima passeggiata a Capo Lauroso, quella che abbiamo fatto ogni giorno in lockdown, mi ha lasciato delle immagini indimenticabili: quelle della Primavera sfacciata della natura corsa, con l’aria profumatissima di queste essenze, con colori fortissimi e un’abbondanza di vegetazione che dà il senso della ricchezza di quest’isola, piante e fiori che crescono rigogliosi in pochi centimetri di terra, tra le rocce e gli scogli del mare.Il Capitano ed io su Olga finito il trasloco

Ci siamo trasferiti su Olga in una giornata soleggiata ma fredda. Il detto non ci sono più le mezze stagioni ormai è da modificare in “non ci sono più le stagioni”: a febbraio si poteva fare il bagno in mare, ad aprile abbiamo dovuto mettere i giubbotti più pesanti.

Scatole di plastica piene di vestiti e cibo in barca dopo il trasloco

 

Io, da brava milanese, ho portato troppi vestiti

e moltissime cose che mi sono parse indispensabili ma so già che non le utilizzerò mai.

Per fortuna la cabina di poppa non è occupata da nessuno,

né abbiamo in previsione di ospitarci qualcuno a breve,

e così è diventata la mia cabina armadio.

 

Il porto ci ha accolto con una storia. 

Io credo che i porti siano fonte inestinguibile di storie, di avventure, di racconti reali e fantastici. Quando siamo arrivati molte persone sul pontile si erano raccolte a commentare quello che era successo da poco: un catamarano in rada aveva lasciato gli ormeggi, andando, fortunatamente, ad adagiarsi placido sulla spiaggia di Porto Pollo. Non abbiamo capito cosa sia successo: aveva messo male l’ancora? si era legato, male, ad una boa?o cosa?

In primo piano barche, poi il mare e il catamarano spiaggiato con la barca del salvataggio

Intanto abbiamo seguito l’azione di salvataggio da parte dell’organismo francese SNSM: la loro barca è arrivata a poca distanza dal catamarano, sono scesi due sommozzatori che, dopo un giro di perlustrazione attorno all’imbarcazione spiaggiata, sono saliti a bordo dove hanno assicurato le cime. Dopo qualche tentativo la barca del SNSM è riuscita a trainare il catamarano in acqua, la famiglia che era a bordo è stata messa in salvo (con tre piccoli bambini) e si sono diretti verso il cantiere navale di Propriano; ma questo l’abbiamo appreso dalla radio di bordo.

I capannelli si sono dispersi, e sono sicura che sentirò questa storia raccontata in tanti modi diversi quante erano le persone che hanno assistito all’azione!

Il giorno dopo abbiamo cominciato i lavori di riparazione di Olga: nell’ultima tempesta infatti la barca ormeggiata accanto aveva rotto gli ormeggi, le trappe, e la sua prua aveva sbattuto violentemente contro la nostra battagliola di sinistra danneggiandola; sono stati divelti due candelieri e la falchetta è stata deformata dagli impatti.

I lavoretti su OlgaIl Capitano aveva deciso di fare da solo le riparazioni e non portare Olga di nuovo in cantiere per non avere un periodo di ferma dipendente da altri. Così abbiamo rimosso le basi dei candelieri rotte, pulito, siliconato e avvitato le nuove: io da sopra e il Capitano da dentro gli stipetti sottocoperta.

Nel danno si era rotta anche la draglia e l’abbiamo sostituita; una sola su quattro ma pensiamo di fare anche le altre, a tempo perso (quindi forse quando si danneggeranno, conoscendoci): ci piace molto così, bianca, con l’indubbio vantaggio di non ferirsi le mani quando ci si aggrappa e ci si conficcano i piccoli filamenti di acciaio nelle dita.

La falchetta non è più dritta ma a zig zag, mostra i segni degli impatti, sebbene abbiamo provato a raddrizzarla, usando….il cric dell’automobile! 

Si accettano buoni consigli per la rimessa a posto di tutta la lunghezza, però.

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