Finalmente si parte!

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Golfo Aranci dal pontile con il mare in primo piano

Ogni preparazione di un viaggio è accompagnata da una certa dose di incognite che, ora che ci penso, aumentano l’ansia prima della partenza, e si ha il dubbio che qualcosa vada storto sino all’ultimo istante. Eppure queste incertezze non mettono mai in dubbio la voglia di partire, anche a fronte di difficoltà un po’ impegnative, anzi, ne accrescono quella meraviglia dovuta alla scoperta dell’ignoto, che ti fa andare avanti, superare i tuoi timori, e vedere cosa c’è oltre.
C’è sempre la possibilità che qualcosa non vada come dovrebbe, qualcosa effettivamente ogni tanto ti costringe a cambiare i piani originari, ma poi pian pianino il puzzle si compone: i pezzi magicamente trovano una collocazione, le coincidenze coincidono, gli orari sembrano essere stati fatti apposta per le tue esigenze, la visita medica che devi fare assolutamente prima di partire ti viene spostata prima che il delirio te la renda difficile da inserire. Insomma la strada sembra essere pronta ad accoglierti.

Quest’anno, anno ventiventi, anno della prima pandemia mondiale, le variabili non sono solo impazzite, ma si sono allegramente disposte in un ordine casualmente impossibile da gestire. Io, vittima di un sistema che sembrava remarmi contro, passavo i giorni a dibattermi come un pesce all’amo cercando un modo per partire, una meta che potesse accogliere me, una barca a vela, il mio compagno, di una nazionalità diversa dalla mia. Come ci ripetevamo, sembravamo la barzelletta dell’uomo che deve trasportare da una riva all’altra del fiume una capra, un lupo e i cavoli.
Le frontiere italiane aprivano agli stranieri ma per gli italiani non c’era la possibilità di andare all’estero. Gli italiani uscivano lentamente dall’incubo del Covid-19 ma la mia regione, la Lombardia, restava prigioniera di numeri spaventosi di malati, deceduti, nuovi casi. Le notizie, mai come in questi mesi, manipolate, strumentalizzate, piegate ai fini di chi le dava, non erano mai certe. E ogni giorno venivano puntualmente contraddette le certezze della sera precedente.
Andavo a letto la sera fiduciosa, e mi svegliavo in un nuovo scenario, affatto roseo.
Preparavo la valigia e la disfacevo.
Cercavo un volo aereo e le prenotazioni non aprivano mai. Quando era possibile prenotare, avvertivano a caratteri cubitali delle possibilità di annullamento della tratta.
E poi io dovevo arrivare in un posto dove poteva arrivare una barca a vela.
La soluzione l’abbiamo trovata: ci siamo dati appuntamento in Sardegna, moltissimi giorni dopo da quello che avevamo inizialmente preventivato.

Fino all’ultimo momento non sono state chiare le modalità di accesso all’isola. Mi parevano più gli indizi per la risoluzione di un giallo, o per trovare il colpevole ne “Il nome della Rosa” di Umberto Eco.
Due giorni prima della partenza ho pescato anche la carta degli “IMPREVISTI”: hanno annullato la tratta che dovevo fare con il traghetto e ho dovuto riprogrammare tutto il viaggio e non si trovavano più i treni, tutti prenotati! E questo proprio quando iniziavo ad essere tranquilla e tra me pensavo: ormai è tutto a posto.
Quarantotto ore prima di toccare il suolo sardo ho dovuto compilare un’autodichiarazione di buona salute che mi certificava “Covid-FREE” (ok, si può chiedere ad una donna che soffre di emicrania da più di trent’anni se ha avuto mal di testa negli ultimi 40 giorni? O a un ultracinquantenne se, sempre nei suddetti quaranta giorni, ha avuto dolori….cioè a parte la cervicale, e il mal di schiena quando mi alzo dal letto, avrei dovuto scrivere….)
Ma infine sono uscita di casa: borsone da viaggio, zaino, mascherina, guantini lilla in lattice e visiera in plexiglas. Quando mi sono guardata nello specchio dell’ascensore sono rientrata a casa e ho tolto la visiera: non so se facevo più ridere o piangere.
Un mio primo piano in stazione con la mascherina
Nel corso della giornata mi è stata misurata la febbre più volte, ho disinfettato le mani così spesso che mi meraviglio che siano ancora attaccate, la polizia mi ha chiesto, perchè poi?, i documenti mentre ero seduta su di una panchina in attesa del traghetto, ma alla fine ce l’ho fatta.
Gli edifici della guardia costiera di Livorno sulla banchina dal traghetto all tramonto
E in una luminosa mattina di un giugno caduto nella stagione autunnale, io sono arrivata in traghetto, lui con Olga.

Nel porto di Golfo Aranci, sono finalmente risalita a bordo.

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