Covid-19, riflessioni

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grata con dietro un cielo azzurro

Oggi 3 maggio 2020 in Italia dovrebbe essere l’ultimo vero giorno di lockdown, a meno di gravi future impennate della curva epidemica che ci costringano a ritornare sui nostri passi.

Per me è cominciato, come avete letto, il 10 marzo, al rientro dalla Corsica. Ma qui a Milano chi poteva, lo aveva già cominciato.
Quella mattina chiamo mio padre per sentire come sta.

Mi risponde: Qui Silvio Pellico, da “Le mie prigioni” tutto bene.

Così mi ha risposto tutti i giorni in questi due mesi, non sempre in tono scherzoso come all’inizio.
Per noi che abbiamo potuto permettercelo, siamo stati agli arresti domiciliari.

Sono andata a rileggermi la Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo del 1948. Stremati da una guerra mondiale, con molti morti tra i civili e orrori indicibili ancora negli occhi, gli uomini che l’hanno scritta hanno cercato di dire cosa è veramente importante e da tutelare per una Vita Umana.

Ora, non pensiamo a chi sta peggio di noi, purtroppo ne saremmo devastati.
Pensavo solo a quante piccole libertà ci prendiamo ogni giorno, dandole per scontate. A quanto siamo fortunati a scegliere come e dove vivere. Si beh, dopo aver avuto la fortuna di nascere in un posto dove, quantomeno, ci hanno insegnato a leggere….

Eppure mi si insinua un sottile dubbio. Quante volte mi sento in gabbia? Quante volte mi sono sentita prigioniera di un lavoro? Di una vita che mi andava stretta? Quante volte ho avuto la sensazione di essere in un momento in cui stavo sopravvivendo e non vivendo?

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